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18-Novembre -2019- 05-1978-Minacce, aggressioni e ritorsioni: ma in Thuringia la destra dilaga

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18-Novembre -2019- 05-1978-

Minacce, aggressioni e ritorsioni: ma in Thuringia la destra dilaga

Il destino di un piccolo Land tedesco tiene la Germania con il fiato sospeso. La Turingia è una terra di frontiera tra Est e Ovest. Lo spartiacque tra due mondi che a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino ancora non si sono incontrati. La distanza che separa le due anime del Paese in termini di salari, pensioni e opportunità di lavoro, qui, ha permesso ai sovranisti di Alternative für Deutschland (Afd) di raggiungere percentuali record: dal 10, 6% del 2014 al 23, 4% alle elezioni dell’ottobre scorso.

Che il partito dell’ultradestra avanzi in tutte le regioni della ex Ddr non è una novità. Ma in Turingia è diverso. In questo Land, infatti, all’indomani dell’ultima tornata elettorale si è venuta a creare una congiuntura politica che ha dell’inedito. Stavolta l’Afd ha delle chance concrete di governare. È il partito più votato dopo l’estrema sinistra di Die Linke, che ha amministrato la regione nell’ultima legislatura, in coalizione con Spd e Verdi. Oggi però i numeri per rinnovare quella maggioranza non ci sono più. Saranno cruciali, quindi, le prossime mosse dell’Unione cristiano-democratica (Cdu).

Il partito della cancelliera, Angela Merkel, che ha perso 11 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014, si trova davanti ad un bivio: governare con l’estrema sinistra oppure dare vita per la prima volta a un’alleanza conservatrice con l’ultradestra. Entrambi sono sentieri minati. Quello che conduce nella direzione di un accordo con l’Afd è ostacolato dalla vocazione radicale della formazione sovranista. Specialmente in questa terra di mezzo. Bjorn Höcke, ex professore di storia in un liceo dell’Assia e leader locale dei populisti in Turingia, non gode di ottima fama. La stampa tedesca lo racconta come un personaggio con simpatie filo-naziste. Hanno destato scandalo e indignazione le parole con cui due anni fa ha definito il Memoriale dell’Olocausto di Berlino.

“Si è trattato di un errore di comunicazione, Höcke ha più volte chiarito il senso di quell’affermazione, un errore che abbiamo pagato a caro prezzo visto che da allora è cominciata una campagna di demonizzazione contro di noi”, ci spiega il suo vice, Stefan Möller, che incontriamo negli uffici del Landtag ad Erfurt. In questi giorni di trattative febbrili e incognite, il messaggio che Möller lancia ai potenziali alleati è di distensione. “Quella conservatrice è l’unica coalizione che garantirebbe la stabilità, gli elettori chiedono questo – spiega – e poi non c’è nessun motivo per temere l’Afd: vogliamo semplicemente un sistema scolastico migliore, più sicurezza nelle nostre città e la salvaguardia della nostra identità”.

Sulla questione migranti, che nei territori dell’Est viene percepita come una vera e propria emergenza, è tranchant: “Gli stranieri che si vogliono integrare vanno sostenuti, mentre quelli che vengono qui solo per sfruttare il nostro welfare vanno rimpatriati”. Il deputato sovranista sa bene che quella che si sta giocando è una partita che va ben al di là dei confini locali. “Entrare nella coalizione conservatrice – dice – sarebbe un grande passo in avanti per noi, servirebbe a provare che non siamo irriducibili come ci dipingono e dimostrerebbe che siamo capaci di formare un governo anche a livello federale”. Certo, la strada è tutta in salita. Scrollarsi di dosso le etichette di razzismo e xenofobia non è cosa da poco in un Paese come la Germania. La fama dell’Afd non è solo un intralcio al tavolo delle trattative. L’idea che una formazione di estrema destra possa andare al governo ha provocato un terremoto politico, e il dibattito si è subito trasformato in scontro.

“La nostre sedi vengono assaltate continuamente e le aggressioni verbali sono all’ordine del giorno, i miei uffici ad Eisenach sono stati vandalizzati nei giorni scorsi, mentre Höcke e la sua famiglia hanno persino ricevuto minacce di morte”, denuncia Möller. Emblema di questa situazione è la sede dell’Afd ad Erfurt. Nel giro di poche settimane è stata assaltata ben quattro volte. Passandoci davanti sono ancora visibili i segni dell’ultimo raid. La bomboletta spray con cui sono state marchiate le vetrate ha resistito ai colpi di spugna dei militanti e a pochi passi dall’ingresso campeggia la scritta: “Fuck Afd”. A descrivere un clima politico che diventa di ora in ora sempre più incandescente è Ingo Zickler, agente di polizia e attivista della formazione populista. “Ci dipingono come dei criminali – denuncia – e questo legittima i nostri avversari politici ad aggredirci”. La storia di quest’uomo, entrato nelle file del partito nel 2015, quando l’arrivo dei primi rifugiati in Germania ha fatto saltare il fragile equilibro dell’Est, è costellata di brutte avventure. La peggiore gli è capitata durante l’ultima campagna elettorale. “Quando la mia candidatura è diventata pubblica – racconta – i miei superiori mi hanno demansionato”. “Personalmente e professionalmente – prosegue – è stato uno dei momenti più brutti della mia carriera, nessun collega mi ha mostrato solidarietà, si sono girati tutti dall’altra parte”.

Ma questo non è un caso isolato. “Episodi del genere non si verificano soltanto negli ambienti di polizia ma anche nella società civile: ci escludono, ci diffamano e veniamo considerati dei bersagli”. “La violenza politica – conclude – è tornata in auge, le posizioni sono esasperate e il dialogo ha lasciato il posto all’estremismo, se non si abbassa il livello della tensione ci saranno nuove rivolte, come è successo a Chemnitz”.

18/11/2019