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07-Novembre -2019- 05-1975-Anche Fioramonti è moroso: ferme le restituzioni grilline

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07-Novembre -2019- 05-1975

Anche Fioramonti è moroso: ferme le restituzioni grilline

I versamenti interni del ministro bloccati da dicembre Altri trenta parlamentari M5s nella stessa posizione

C'è un sito internet che funge da ottima cartina di tornasole per avere un'idea del caos che regna nel M5s. Stiamo parlando di Tirendiconto.it, il portale su cui tutti gli eletti pentastellati sono tenuti a rendicontare le spese effettuate nell'esercizio del mandato e, soprattutto, a pubblicare l'ammontare delle restituzioni dai loro stipendi.

Una regola aurea del Movimento, rifondere parte dei soldi dei parlamentari alla «collettività», ultimamente un po' trascurata. Tanto che tra i «morosi» più impenitenti, almeno da quanto si può consultare sul sito, risultano persino due esponenti del governo giallorosso. Il discusso ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, fermo a dicembre 2018. E il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, che non rendiconta da febbraio di quest'anno.

Fioramonti, salito alla ribalta delle cronache per gli insulti su Facebook rivelati dal Giornale e per alcune proposte che hanno fatto discutere, è però in buona compagnia. Con lui ci sono trenta parlamentari, tutti reticenti dalla fine dell'anno scorso. Quelli messi meglio hanno aggiornato la loro posizione fino ad agosto, altri si sono fermati prima. Tra di loro alcuni ministri del Conte-bis: Vincenzo Spadafora (Sport), Fabiana Dadone (Pa), il capo politico Luigi Di Maio (Esteri) sono bloccati a maggio. Nella stessa situazione due importanti sottosegretari: Stefano Buffagni (Mise) e Riccardo Fraccaro (Presidenza del Consiglio).

Nel mondo grillino le giustificazioni sono varie, anche a fronte di una deadline per mettersi in regola che secondo alcune voci interne ai gruppi parlamentari è stata fissata al 31 ottobre scorso. Un deputato dice: «Se hanno messo questa scadenza io nemmeno me lo ricordo». Altri parlamentari parlano di «procedura complicata» per inserire le rendicontazioni nel sistema. «La verità è che molti non vogliono versare per protesta», si sfoga un altro, protetto dall'anonimato. Nel frattempo le caselle di posta elettronica di deputati e senatori che non hanno ancora versato le eccedenze degli stipendi sono state inondate da una serie di mail di reclami provenienti da un indirizzo riconducibile al Meet Up di Diamante, in Calabria provincia di Cosenza. La lettera di protesta, visionata dall'agenzia AdnKronos, recita così: «Tu sarai il/la prossimo/a a scappare senza restituire quanto promesso? Quando pensi di metterti in regola con le restituzioni?». Nel testo si invitano tutti quelli che hanno prodotto e inoltrato le rendicontazioni, seppure non ancora pubblicate, a darne prova concreta.

I morosi non avrebbero preso molto bene il sollecito, che ha provocato un ulteriore aumento della tensione all'interno del Movimento. Poco meno di un mese fa, si vociferava di punizioni esemplari da parte dello stato maggiore per chi si fosse attardato nell'invio dei bonifici di restituzione e nella rendicontazione delle spese sostenute. Addirittura si era arrivati a parlare di un possibile pignoramento per i più discoli. «Fossimo stati in un altro periodo sarebbero già partiti i provvedimenti», sussurrano i parlamentari nei capannelli. La verità, questo è il tono delle riflessioni, è che anche su questo fronte la pistola dello stato maggiore appare scarica. Una selva di richiami per chi non ha versato potrebbe compromettere ancora di più la tenuta dei gruppi parlamentari. Già in perenne fibrillazione e percorsi periodicamente da voci su possibili abbandoni di portavoce eletti con il M5s.

07/11/2019