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03.Agosto 2019-02- 2560-

Cambiare il partito ma senza svenderlo

Il Cavaliere lancia una federazione contro sinistra e grillini Oggi il D-Day di Forza Italia, dubbi sulle manovre di Toti

Oggi Forza Italia riunisce a Roma il «tavolo delle regole» per decidere il percorso del suo futuro.

E forse non a caso ieri Silvio Berlusconi ha presentato un nuovo manifesto per riunire sotto un'unica bandiera, quella dell'Altra Italia, tutti coloro che non si riconoscono nella sinistra e nel grillismo. Di fatto un nuovo «predellino», meno scenografico dei precedenti ma altrettanto innovativo. Capiremo nelle prossime ore se questo, al di là delle parole ufficiali, è l'anticamera della trasformazione di Forza Italia in un nuovo soggetto politico o altro. Detta così, sembra l'ultima follia del folle (è una sua autodefinizione) Silvio Berlusconi. Perché mai una Lega in ascesa vertiginosa e Fratelli d'Italia in crescita dovrebbero condividere che in politica significa dividere il loro momento magico?

Domanda legittima e fondata se si ritiene che la politica non sia anche ma soltanto numeri e poltrone. Qualora invece si tornasse a immaginare qualcosa che oltre a vincere sia anche in grado di governare con efficienza, rispettare le promesse elettorali e non fare da stampella ad avversari di fatto (come lo sono Lega e Cinque Stelle), ecco allora che la follia di Berlusconi appare meno folle di quanto sembri a prima vista.

Questo governo è la prova che i numeri da soli non bastano. Solo ieri Salvini e Di Maio hanno dovuto rompere sulla riforma della giustizia e incassare dall'Istat la conferma che la crescita del Paese è allo zero assoluto. Che se ne fanno, che ce ne facciamo noi di tanto successo? Dove sta il beneficio?

Un ampio e diverso schieramento politico omogeneo, tipo l'Altra Italia, potrebbe invece vincere più facilmente e governare meglio. A patto che si rispettino i pesi e le autonomie dei componenti il patto. Il che, tradotto, significa che Forza Italia deve continuare a essere, in una alleanza o federazione che sia, la componente moderata, liberale e pluralista che è stata fino ad ora e non una colonia della Lega o di Fratelli d'Italia.

Questa condizione credo sia indispensabile e irrinunciabile, ma non penso che tutti i dirigenti ne siano consci. Per esempio mi insospettisce l'ostinazione con cui Giovanni Toti sta pretendendo che il nuovo gruppo dirigente di Forza Italia venga scelto attraverso primarie aperte a tutti i cittadini e non con primarie chiuse ai soli iscritti. Non è mistero che Toti sia molto vicino alla Lega (in Liguria ha vinto e governa grazie ai suoi voti) e a Fratelli d'Italia (alle Europee fece campagna elettorale per quel partito e quindi contro Forza Italia, oltre a essere ospite fisso in qualsiasi evento della Meloni). Il sospetto non solo mio è che lui punti a diventare leader di Forza Italia, grazie a primarie aperte a tutti, con i voti di militanti e simpatizzanti della Lega e di Fratelli d'Italia messi gentilmente a sua disposizione da Salvini e dalla Meloni. Il che configurerebbe una specie di truffa non certo a vantaggio di chi pensa ancora a una Forza Italia libera e indipendente.

Non sentiamo proprio la necessità di un partito fantoccio messo su per soddisfare ambizioni personali, legittime ma evidentemente fragili nella consistenza (almeno in quella numerica se si temono le primarie chiuse).

Ben venga il cambiamento, anzi a questo punto per Forza Italia è addirittura necessario. Ma senza trucchi, senza inganni e soprattutto non si faccia scegliere ai rivali elettorali il proprio destino.

02/08/2019