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04-Novembre -2018- 02- 1069-Prescrizione, il M5S sfida la Lega: “Ritorsione sulla legittima difesa ”

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04-Novembre -2018- 02- 1069

Prescrizione, il M5S sfida la Lega: “Ritorsione sulla legittima difesa ”

Pronti gli emendamenti per boicottare il testo di Salvini. Lite tra Bongiorno e Bonafede

Nella migliore tradizione del baratto politico, i 5 Stelle potrebbero improvvisamente cambiare idea sulla legittima difesa. Potrebbero, se gli ultimatum dei leghisti sull’anticorruzione e le strategie neanche più velate per resettare il reddito di cittadinanza non venissero riposti nella fondina da Matteo Salvini. Succederebbe alla Camera, dove è atteso il provvedimento sbandierato da anni dalla Lega e dove Luigi Di Maio ha lasciato la sua pattuglia di fedelissimi e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede può contare su un pugno di deputati che funzionano da suo braccio armato. Pronti a cestinare il compromesso raggiunto in Senato due settimane fa, quando i grillini ritirarono gli emendamenti sgraditi a Salvini per far approvare la legge sulla legittima difesa.

A un passo dal classico stallo messicano, il Parlamento si annuncia come una giungla vietnamita. La giustizia è il terreno su cui la maggioranza potrebbe finire a brandelli. Tutto è cominciato con il blitz grillino sulla prescrizione sospesa dopo la sentenza di primo grado. Una proposta che Giulia Bongiorno, avvocato, ministro della Pubblica amministrazione, ma soprattutto autorevole voce sulla giustizia per il Carroccio, definisce una «bomba atomica» capace di far deflagrare i processi penali. Un ’iniziativa che ha irritato i sovranisti di Salvini, ancor prima che questi minacciassero la resistenza contro il capitolo sulle donazioni destinate ai partiti e alle fondazioni politiche, previsto sempre nel ddl Anticorruzione firmato Bonafede. Il ministro risponde alla collega puntando sulla bontà dello stop alla prescrizione perché, sostiene, «la bomba è la rabbia dei cittadini che si aspettano giustizia». In tutti e due i casi i 5 Stelle confermano «Non si arretra». «Andiamo avanti» dice il sottosegretario Stefano Buffagni. È la linea di Bonafede, concordata con Di Maio prima della partenza del vicepremier per la Cina. È convinzione tra i grillini che la Lega stia cercando motivi per logorare, in pieno calo nei sondaggi, il capo politico del Movimento a cui non è certo sfuggito che nel comunicato di distensione di ieri, Salvini abbia ribattezzato il reddito di cittadinanza «reddito di reinserimento al lavoro».

Le contromosse dei 5 Stelle sono già in atto: sarà guerriglia. Si inizia dall’emendamento che serve a inasprire le pene per evasori e per chi si macchia di frode fiscale, come promesso in fase di trattativa sulla manovra. La modifica verrebbe infilata di nuovo nell’Anticorruzione, a firma Francesca Businarolo, la stessa deputata che si è intestata la prescrizione per conto di Bonafede.

Ma questo è solo un assaggio della ritorsione che è pronto a mettere in campo il M5S. Di Maio ha piena fiducia nel suo Guardasigilli. «Troverà un accordo con i leghisti. È il migliore in queste cose». Bonafede è chiaro: «Noi ci siamo spesi per far passare la legittima difesa come volevano loro e far rientrare tutte le obiezioni dei nostri. La prescrizione è nel contratto, come lo è la legittima difesa...e il contratto non vale solo per la Lega».

Il 5 ottobre il senatore grillino Francesco Urraro aveva raggruppato tutti gli emendamenti del M5S che intendevano ammorbidire la norma che riconosce «sempre» la sussistenza della proporzionalità tra offesa e difesa e delineare meglio lo «stato di grave turbamento» ampliato dai leghisti per eliminare la punibilità dell’«eccesso colposo». Articoli 1 e 2 della legge: erano i punti più delicati per i grillini, convinti da Bonafede e Di Maio a ritirarli per il quieto sopravvivere dell’alleanza. Ma ora, così come sono stati accantonati sono pronti a rispuntare fuori alla Camera. E a questo punto il leader del M5S potrebbe anche lasciar fare i dissidenti che a Palazzo Madama vogliono cambiare il decreto Sicurezza, altra creatura cara a Salvini sul quale ieri è tornato il senatore ribelle Gregorio De Falco: «Se non verrà posta la fiducia chiederò di sottoscrivere alcuni emendamenti dell’opposizione». L’ex comandante della capitaneria di porto se ne infischia della possibile espulsione e a Di Maio ricorda: «Tutti nel Moivmento abbiamo accettato di avere una data di scadenza». Ma quasi quasi al leader tutta questa ribellione potrebbe ora potrebbe pure tornare utile.

04/11/2018