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06-Luglio -2018- 002 – 1047-La svolta di Forza Italia: Tajani vice di Berlusconi

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06-Luglio -2018- 002 – 1047-

La svolta di Forza Italia: Tajani vice di Berlusconi

Il presidente del Parlamento Ue curerà il rilancio Il grazie via Twitter. Galliani guida i dipartimenti

L'«altra» Forza Italia, quella rinnovata da Silvio Berlusconi, deve marcare le differenze dalla Lega, accentuare il suo volto moderato, liberale, europeista.

Quello di Antonio Tajani, presidente del Parlamento di Bruxelles, tra i fondatori del partito azzurro nel 1994, fedelissimo del Cavaliere. Il leader di Fi lo ha indicato da un anno come l'unico numero due possibile, l'ha candidato premier alle elezioni del 4 marzo e ora lo nomina vicepresidente. Sarà lui che dovrà governare l'operazione di restyling, riportare il partito alle antiche glorie e contrastare l'Opa salviniana, respingendo il fantasma del partito unico.

L'annuncio ufficiale arriva da Palazzo Grazioli, dov'è riunito per il secondo giorno consecutivo lo stato maggiore degli azzurri. Tajani in serata ringrazia con un tweet: «Ringrazio Berlusconi e tutta Forza Italia per la fiducia che ripongono in me. Da militante darò tutto me stesso per difendere i nostri valori e i citadini italiani».

Come cambiera Forza Italia? Il partito, spiega una nota, sarà organizzato in Dipartimenti, che saranno coordinati da Adriano Galliani, il ruolo di coach e questa è la seconda notizia. A guidare i Dipartimenti saranno parlamentari con esperienza tecnica e politica nei vari settori: Affari costituzionali, Giustizia, Affari Esteri, Difesa, Politica economica, Bilancio-Finanze, Istruzione, Cultura, Sport, Ambiente, Lavori pubblici, Attività produttive, Lavoro, Trasporti e telecomunicazioni, Affari sociali, Agricoltura, Politiche Ue, Mezzogiorno, Pari opportunità, Professioni, Italiani all'estero, Diritti degli animali, Tutela dei consumatori. I nomi ci sono già, ma saranno comunicati la prossima settimana. Integrerà l'attività dei Dipartimenti una Consulta del Presidente, cui parteciperanno «eccellenze del mondo imprenditoriale, del lavoro e della cultura italiana». La composizione si saprà presto. E nei prossimi giorni arriveranno altre novità, compresa la riorganizzazione sul territorio a livello regionale cui sta lavorando il responsabile della Conferenza dei coordinatori Sestino Giacomoni e le assemblee provinciali e comunali degli iscritti per l'elezione dei coordinatori locali. Questa è la terza notizia, perché se il Cavaliere sceglierà i coordinatori regionali e ne cambierà una metà, per aprire alla democrazia dal basso i dirigenti locali saranno invece eletti.

L'opposizione di Fi al governo giallo-verde, intanto, diventa sempre più decisa sui temi concreti. Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato, sottolinea che «ci sono divisioni e tensioni tra 5 Stelle e Lega sul decreto dignità, sui voucher, sul rispetto delle sentenze come ha sottolineato il Guardasigilli Bonafede, sul presidente dell'Inps Boeri che ha una posizione opposta a quella di Salvini, sui migranti». Sono le «prime crepe», ma a breve «si apriranno le voragini». Mette il dito nella piaga Renato Schifani: «Salvini sarà anche strafelice per il lavoro svolto con il M5s, ma francamente, oltre gli annunci, i risultati sono molto modesti». Per attaccare il vicepremier del M5s, la presidente dei deputati azzurri Mariastella Gelmini cita Tajani: «La minaccia del ministro Di Maio di non recepire la direttiva Ue sul copyright, è un atto di miopia politica, dalla parte dei giganti del web. Come ha giustamente sottolineato anche il presidente del Parlamento europeo, va assicurata un'effettiva protezione del diritto d'autore. Stop al Far West su internet». Punta a stanare i leghisti e a contrastare la filosofia stessa del decreto Dignità la proposta di legge di Fi per tornare ai buoni-lavoro, voluti dal governo Berlusconi II e la Gelmini chiama in causa il titolare dell'Agricoltura, che li difende: «Bene il ministro Centinaio. Reintroduciamo subito i voucher». Il deputato Andrea Ruggieri ironizza: «A me il decreto assurdità sembra la corazzata Potemkin di Fantozzi. È un decreto povertà, più che dignità».

Il mediatore moderato che frena i sovranisti

Lo stile Antonio tra rinnovamento e continuità. Per contenere l'Opa salviniana sugli azzurri

Roma Antonio Tajani sarà il traghettatore di Forza Italia verso il futuro. Il partito, che Silvio Berlusconi vorrebbe ribattezzare con un nuovo nome (forse L'altra Italia) e un nuovo simbolo, ha un vicepresidente nel nome della continuità e del rinnovamento strettamente legati insieme.

Il Cavaliere l'ha scelto da tempo per la sua autorevolezza, riconosciuta a livello europeo e mondiale, per la sua capacità di mediare e le sue doti diplomatiche, ma innanzitutto per la sua fedeltà ai valori del partito che nel '94 ha contribuito a fondare. Il rapporto personale con il leader di Tajani è così consolidato da garantire che il percorso sarà in linea con la tradizione, anche se è ormai chiaro che il quadro politico mutato impone altre idee e anche altri metodi. E bisogna prepararsi alle elezioni europee di primavera.

Con Matteo Salvini che la fa da padrone nel centrodestra e sta al governo con il M5s, cavalcando soprattutto le sue battaglie storiche, Berlusconi lancia con questa nomina attesa da tempo un segnale chiaro di differenza dal Carroccio su temi strategici come l'euro, l'emergenza immigrazioni, in genere i rapporti con l'Ue. L'identità di Fi, ne è convinto, va ridefinita al centro, in un'area dove ancora c'è molto spazio da conquistare. E per contrastare l'Opa salviniana sugli azzurri e riguadagnare i voti perduti sceglie la strada opposta al partito unico, sponsorizzato dal governatore ligure Giovanni Toti, che scalpitava per avere il posto oggi di Tajani.

Il leader azzurro ha sempre visto il partito come una sua creatura, una propaggine legata al suo nome. Quando i guai giudiziari l'hanno politicamente colpito, Fi ne ha risentito molto. E ora che è tornato candidabile ma il peso del partito si è calato, deve vedersela con un Salvini più forte e aggressivo che mai, anche se formalmente suo principale alleato. Così, sceglie l'uomo che più è diverso da Matteo, per ricoprire la carica che solo una volta, dal 2004 al 2009, ha concesso a Giulio Tremonti. É certo che Tajani, con le sue posizioni sempre moderate e liberali, con la sua esperienza al vertice delle principali istituzioni europee, sia la figura giusta per smarcarsi dal leghista. Non solo un alter ego, ma il numero due che darà a Fi quell'atout in più per tornare a vincere.

06/07/2018