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21-Maggio -2018- 002 – 1034-Giuseppe Conte, ecco chi è il giurista che potrebbe guidare il governo-

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21-Maggio -2018- 002 – 1034-

Giuseppe Conte, ecco chi è il giurista che potrebbe guidare il governo-

Avendo uno Studio Legale e tanti incarichi in Italia e All´Estero NON C ` È IL CONFLITTO D`INTERESSE ???????

Cosa fará lascera lo Studio ? Oppure Il conflitto d ´interesse vale solo per gli altri ?

Un “renziano” per Lega e 5 Stelle: ombre e luci del Governo che verrà

Gli occhi di tutta Europa sono puntati su Roma. Oggi pomeriggio, prima Luigi Di Maio e in seguito Matteo Salvini sono saliti al Quirinale per sottoporre al Presidente della Repubblica il nome del premier della coalizione gialloverde. Si tratta del giurista Giuseppe Conte, 54 anni, fiorentino, membro del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, una carriera di incarichi pubblici di peso, noto per l’amicizia con Maria Elena Boschi. E, anche se sembra un ossimoro, sarà lui, uomo di establishment e praticamente “renziano”, a dare l’avvio all’esperimento antisistema di Lega e Movimento 5 Stelle e a dover tentare (vedremo col tempo con quanta convinzione) di realizzarne il programma. Proprio sul programma, approvato nel fine settimana a larga maggioranza sia dai militanti leghisti che grillini, molto si è detto, ma finora scarso è stato il rigore analitico su un “contratto” che necessita di una riflessione non manichea e che presenta, come tutte le proposte programmatiche, luci e ombre.

lapresse - pricolo - Luigi Di Maio presenta la squadra di Governo

I CALCOLI DELLA CATTOLICA: 100 MILIARDI IN PIU’ ALL’ANNO DI SPESA PUBBLICA

Per analizzarlo in profondità sarebbe utile partire da queste ultime. Innanzitutto l’ombra più grande è, se ne è parlato in lungo e in largo, quella delle coperture. Uno studio dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano ha certificato che, se il contratto delle due forze politiche dovesse andare in porto integralmente, al momento le misure espansive supererebbero di qualcosa come 100 miliardi di Euro le entrate aggiuntive. Nel dettaglio, lo studio dell’equipe guidata da Carlo Cottarelli ha identificato un fabbisogno di 50 miliardi per l’introduzione della Flat Tax (proposta in due aliquote, al 15% e al 20%) e di 17 miliardi per l’introduzione del reddito e delle pensioni di cittadinanza, le due voci più “pesanti” in termini quantitativi. Per contro va detto però che lo stesso istituto si concede un margine di errore di circa 17 miliardi di Euro. Mica noccioline, per una proiezione che ha pretese di scientificità, anche se certamente il dato resta spaventoso.

LOTTA ALLA CORRUZIONE? SEMBRA PIU’ UNA CACCIA ALLE STREGHE

Sempre sul fronte degli aspetti più negativi, frutto per lo più dell’inventiva grillina, la svolta giustizialista in materia di corruzione. Salta all’occhio infatti l’assurda idea di un non meglio specificato “agente provocatore” nella Pubblica Amministrazione. Cioè una persona deputata a a sobillare e istigare i funzionari pubblici alla corruzione, per poi incastrarli. Una misura da caccia alle streghe, intimidatoria e allucinante, cui purtroppo la Lega ha dovuto piegarsi. Così come ha dovuto piegarsi al punto relativo al conflitto d’interessi, che, citiamo il programma di Governo, sarà esteso “oltre il mero interesse economico”. Vale a dire? “Riteniamo – si spiega nel documento – che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l’interferenza (…) che possa influenzare l’esercizio (…) imparziale di una funzione pubblica non solo quando questo possa portare un vantaggio economico a chi esercita la funzione (…) ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente quantificabile come monetario”. Ma, se il vantaggio non è quantificabile o economico, quale sarà il discrimine per definire cosa potrà essere oggetto di conflitto d’interesse? Virtualmente potrà esserlo qualsiasi cosa. Una vera follia.

NEL DIBATTITO PUBBLICO TORNANO LAVORO E SOCIALE, SPARISCONO LE BOLDRINATE

Passati in rassegna gli elementi negativi, è però opportuno dire che ne esistono anche di positivi. Innanzitutto il programma “pentaleghista” o “legastellato”, come lo hanno definito, un primo merito lo ha avuto. Dal dibattito pubblico infatti, e qui si vede l’impronta leghista più che quella grillina, sono usciti temi assurdi per un Paese in gravi difficoltà economiche e sociali, quali l’antifascismo e gli articoli al femminile di boldriniana memoria, e sono tornati il lavoro, il welfare, la sicurezza e lo sviluppo. Questo, rispetto all’ultimo quinquennio è già un enorme passo in avanti. In questo l’esecutivo nascituro si pone immediatamente quale espressione di quei ceti impoveriti dalla globalizzazione e dalla recessione cui giustamente poco interessano le pratiche di onanismo cerebrale della sinistra radical chic e salottiera.

MINIBOT COMMERCIABILI E BANCA PER GLI INVESTIMENTI: IL RITORNO DELLO STIMOLO STATALE

Inoltre, se dalla bozza iniziale sono spariti i riferimenti più espliciti sull’uscita dalla moneta unica, nel documento programmatico ha fatto la comparsa un elemento forse ancora più importante e rivoluzionario, rispetto alla prassi più recente dei governi italiani: lo stimolo pubblico alla crescita economica, intesa finalmente anche come crescita sociale. E’ questa la vera e principale novità, dopo anni di assurde “letterine” e “compiti a casa” di matrice austerista e ordoliberista, che agivano nel segno delle privatizzazioni e della svalutazione competitiva del lavoro . La “Banca Pubblica per gli Investimenti”, così come i MiniBot di Claudio Borghi, economista e neoparlamentare salviniano, sono importanti segnali. Per quanto concerne i MiniBot si tratta, sostanzialmente, di poter pagare i crediti della Pubblica Amministrazione ai privati con dei titoli di Stato commerciabili. E’, fondamentalmente, una forma di pagamento complementare, alternativa alla moneta fiscale già ipotizzata da altre forze politiche e che richiama, anche se alla lontana, quei buoni MEFO (Metallforschungsgesellschaft) garantiti dallo Stato che, nella Germania degli anni ‘30, consentirono al Ministro delle Finanze del Terzo Reich, Hjalmar Schacht, di assorbire quasi del tutto e in soli quattro anni una disoccupazione che, in seguito allo shock dell’economia globale provocato dal crollo di Wall Street del 1929, interessava il 25% della popolazione attiva, una percentuali inclusiva di 7 milioni di persone sotto i 40 anni.

IL LIMITE DEL POPULISMO: L’EUROPA NON SI CAMBIA CON LE URLA IN PIAZZA, MA CON LE ALLEANZE

Questa idea, è chiaro, non piacerà all’establishment finanziario. Non a caso il Financial Times ha già lanciato l’allarme per una possibile uscita dell’Italia dall’Euro. E qui fa il suo ingresso anche il discorso del rapporto con l’Europa. Da questo punto di vista, il programma sembra aver trovato un certo equilibrio rispetto alle premesse di qualche giorno fa, parlando di ridefinizione delle regole comunitarie, non solo in materia economica ma anche di immigrazione, in sede europea. Per fare questo, al futuro Governo ovviamente non basteranno le urla col megafono in piazza. Servirà invece il gioco di squadra con altri Paesi europei in sofferenza. E potrebbe non bastare. Forse sarà necessario scomodare quel Donald Trump che guarda con occhio benevolo i partiti populisti e che invece ha qualche problemino con Merkel e soci, al costo di sacrificare la cancellazione delle sanzioni alla Russia, proposta che pure trova spazio nel documento. D’altronde per sfidare Bruxelles un supporto forte è imprescindibile. L’alternativa è fare la fine della Grecia di Alexis Tsipras. Sì, proprio lui: il premier partito con intenzioni da rivoluzionario di sinistra e trovatosi ben presto a fare da carnefice per conto della troika. Yanis Varoufakis, ex ministro proprio dell’esecutivo greco di Tsipras, aveva profetizzato subito dopo il voto un destino simile per l'”ircocervo” di Salvini e Di Maio. Sarà il tempo, eventualmente, a smentirlo.

21/05/2018