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06-Maggio -2018- 002 – 1024-Onorevoli solo chiacchiere e tesserino

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06-Maggio -2018- 002 – 1024-

Onorevoli solo "chiacchiere e tesserino"

Due mesi da barzelletta tra giri di consultazioni a vuoto e assemblee inattive

Il volto del deputato di cui si tacerà il nome è quello di un cane bastonato. Pensieri luttuosi albergano in queste ore (giorni, settimane, mesi) di sottovuoto spinto.

«Capisci? Quasi 60mila euro, ho investito! Rischio di tornare a casa a mani vuote... magari mi fanno pure fuori dal listino!».

Mani vuote mica tanto. In quattro-sei mesi l'investimento per farsi eleggere sarebbe bell'e ripianato. Ma se l'ozio è padre del vizio, sarà pure cognato di un pessimismo che volge al cosmico. O solo al comico, visto come vanno le cose dal 5 marzo in avanti. Tutti vincitori, tranne Renzi, e dopo 60 giorni siamo all'«ei fu (onorevole)». Ma disperare è vietato: se i grillini, dagli altri considerati gran menagrami, puntano su nuove elezioni, è motivo d'orgoglio in più, per i peones di terra, di mare e di cielo unirsi nel «no pasaràn!». Basta accontentarsi di quel che c'è, anche se può sembrare pochino, finora. Neppure di «passi perduti», s'è potuto parlare, perché Transatlantico e Sala Italia sono rimasti a lungo gusci vuoti, pieni come un uovo solo per l'elezione di Casellati e Fico. Giusto il tempo di due salamelecchi, un confronto di acconciature (per le signore), o di scarpe inglesi (per i maschietti) e il tempo è volato via sul Colle, davanti a porte chiuse e veti incrociati. Un girare a vuoto, un girarsi i pollici, una chiacchiera davanti a un distintivo (all'ora dell'aperitivo). D'altronde non è mica facile, senza un ufficio a disposizione - a Palazzo Madama hanno cominciato l'assegnazione delle stanze da questa settimana. Eppure giacciono (è il verbo giusto) già 700 disegni di legge, come messaggi in bottiglie che nessuno leggerà mai, forse. È come se il tempo si fosse fermato e, a stare sospesi come le foglie d'autunno, non viene neppure lo sfizio di luoghi ameni quali barberia o buvette.

La cupa nuvoletta fantozziana del ritorno a casa s'affaccia e svanisce in continuo, dal 4 marzo a oggi: a ogni congiuntivo di Di Maio, a ogni nodo di cravatta di Salvini, a ogni ego dilatato di Renzi. D'altronde la fanno facile, i capatàz, loro l'elezione ce l'hanno assicurata, il traino pure, e i soldi li prendono dalla cassa. La notorietà dai talk e dai Tg. Ma per gli altri? Per un peone sarà un trauma staccarsi da questa XVIII legislatura, nata monca ma comunque prodiga come una premurosa lupa capitolina. È che i gemelli litigano da che mondo è mondo, da Romolo e Remo a Luigi e Matteo. Motivo per il quale non accadrà un bel niente, un governo in settimana arriva, quale che sia, e le commissioni speciali di Camera e Senato finalmente potranno cominciare (e finire) il loro lavoro sul Def, in programma da martedì prossimo. In aprile, la squadra speciale di Montecitorio ha battuto di misura l'omologa di Palazzo Madama: sei inutili sedute contro cinque. A maggio sono sul pari, 2 a 2, ma in settimana come detto ci si scatena. Anche perché il centrodestra (da ultimo anche il capogruppo pd Delrio) premono da settimane per far partire l'attività delle commissioni permanenti. Per i grillini pare fosse motivo d'orgoglio l'inattività obbligata fino all'arrivo del governo Cinquestelle; un modo, anche, per concentrare quel briciolo d'energia che c'è verso l'abolizione dei vitalizi, «il nostro cavallo di battaglia», come ripete ossessivamente Di Maio. E se il presidente Fico ci ha raccontato i suoi ardui incontri con Boeri dell'Inps, «noi non ci fermiamo», al Senato l'istruttoria s'è trasformata nell'ennesima lite dalla conclusione scontata: «Scandaloso - è sbottato Toninelli -: non solo non mandano avanti i lavori, ma sembra ci siano dei profili di incostituzionalità». A prendere sul serio questi 60 giorni vissuti sonnecchiosamente, ci ha pensato la spompata Serracchiani, che ieri ha scritto a Delrio di adoperarsi «affinché la Camera possa farsi carico nei tempi più brevi» degli insegnanti delle magistrali ante 2001. Era la condizione della Fedeli: poi per fortuna l'hanno fatta ministro.

06/05/2018